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sabato 14 ottobre 2017

DANIEL DAY-LEWIS: CRONACA DI UN PREPENSIONAMENTO ANNUNCIATO. PARTE II.


Riprendiamo il nostro excursus della carriera di questo attore dopo il suo primo Oscar fino all'ultimo (noooo! 😱) film.

Nel 1992 interpreta, fisicatissimo, "L'ultimo dei Mohicani" da un altro classico della letteratura. Il mohicano bianco che corre rimarrà sempre nei nostri cuori... 





L'anno successivo gira il suo primo film con Martin Scorsese, il rarefatto e atipico, per il regista italoamericano, "L'Età dell'Innocenza", dal libro di Edith Warthon, con Winona Ryder e Michelle Pfeiffer.


Sempre nel 1993 il suo secondo film con Sheridan a tema irlandese, in omaggio alle origini del padre, dal titolo "Nel nome del padre", per l'appunto, con cui sfiora ancora l'Oscar, entrando nei panni lisi e nella cella di Jerry Conlon, ragazzotto irlandese accusato ingiustamente insieme al padre di terrorismo. Inutile dire che, per girare la scena dell'interrogatorio in carcere, si fece tenere sveglio tutta la notte in una cella.


Ormai il ragazzo ha poco da dimostrare al mondo, (anche se lo farà, oh, se lo farà...) e le sue interpretazioni si diradano, centellinate sempre di più.

Nel 1996 gira "La seduzione del male", storia di caccia alle streghe da un dramma di Arthur Miller (aridanghete, la letteratura!), sul set del quale conosce Rebecca, figlia del drammaturgo, con la quale è tutt'oggi sposato. 


Dopo una vita sentimentale variegata e burrascosa mette così la testa a posto; sue presunte vittime volontarie Juliette Binoche, Julia Roberts e Winona Ryder, oltre a Isabelle Adjani, madre del suo primo figlio Gabriel-Kane, lasciata incinta, pare, via fax, (il WattsApp dell'epoca).



Nel 1997 terzo film a sfondo irlandese con Sheridan, "The boxer", in cui per interpretare un pugile ovviamente diventa un mezzo campione, facendosi rompere il naso chissà quante volte.


A questo punto si ritira a Firenze, forse in una camera con vista, in zona Santo Spirito, con la moglie e il secondo figlio appena nato e lì trova "lavoro" presso un artigiano che produce scarpe di lusso su misura. La leggenda narra che una sera, per spazzare il laboratorio, abbia fatto aspettare Sting (un'altra star inglese affascinata dalla Toscana) che era venuto a prenderlo per assistere ad un suo concerto e che quindi per colpa del meticoloso attore lo spettacolo sia cominciato con notevole ritardo!


Solo Martin Scorsese riuscì a stanarlo dal suo esilio fiorentino per l'esplosione di violenza di Bill il Macellaio in "Gangs of New York". Non fu Oscar per la terza volta dopo la nomination ma pazienza, sarà per il prossimo film.




Negli anni successivi si concede solo alla regia della moglie Rebecca Miller nel 2005 in "La storia di Jack & Rose" del 2005, e nel 2007 per uno dei giovani registi più promettenti di Hollywood, Paul Thomas Anderson, in un film veramente duro, "Il petroliere", dove interpreta il cercatore di petrolio Daniel Plainview, ruolo per il quale vince il suo primo Golden Globe, il premio Bafta (il terzo dopo Il mio piede sinistro e Gangs of New York) e il suo secondo Oscar.



Nel 2009 recita invece nell'unico film di questo attore che non vi consiglierei di vedere: il musical all stars "Nine", ispirato a 8½ di Fellini, diretto da Bob Marshall, con Sofia Loren, Penelope Cruz,  Marillon Cotillard e Nicole Kidman. La scena che mi ha lasciato più perplessa è quella in cui un'italiana esorta in inglese altri italiani ad essere italiani. Mah...


Nel 2013 Daniel si rifà alla grande interpretando un gigante della Storia, Abraham Lincoln, con il quale condivide un'innegabile somiglianza fisica, diretto da un altro gigante, Steven Spielberg. Vince d'ufficio il suo terzo Oscar, oltre al secondo Golden Globe e al quarto BAFTA.



Nel 2017 è tornato a lavorare con Paul Thomas Anderson in  "Il filo nascosto" (traduzione secondo me poco riuscita di “Phantom thread”, “Il filo fantasma”, che avrebbe forse reso maggior giustizia alla trama, proprio il caso di dirlo, del film),  in uscita in Italia il 22 febbraio 2018, un film ambientato nel mondo della moda nella Londra degli anni Cinquanta, l'ultima  pellicola impressionata, letteralmente, dal talento di questo attore.

“Il filo nascosto” racconta maniacalmente una storia di maniacalità. Probabilmente lo stile calligrafico della pellicola spiazzerà i fans del regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson (“Magnolia” e il già citato “Il petroliere”), ma a ben vedere anche questo film trasuda violenza. La vicenda narra di un amore al veleno, una sorta di dipendenza reciproca, con un finale che svela la vena sadomasochista della relazione.
La sceneggiatura è ispirata in parte alla figura dello stilista Balenciaga, in parte a Dior; il particolare di cucire messaggi dentro gli orli viene da Alexander McQueen, che pare abbia cucito la scritta "I am a cunt" ("Sono uno stronzo") in una giacca destinata a Carlo d'Inghilterra.



La completa aderenza al personaggio di Reynolds Woodcock è testimoniata dalle dita dell’attore bucherellate dall'ago, dal fatto di aver addirittura confezionato un modello di Balenciaga sulla moglie Rebecca per meglio calarsi nel ruolo; ha scelto personalmente le calze purpuree indossate nel film in uno storico negozio romano di articoli ecclesiastici, ed è stato capace di recitare anche con quelle.
Un punto dolente, secondo me, è il doppiatore italiano, che trascina troppo le parole, quasi biascicando, caratteristica che non ho colto nella versione originale del trailer.

Nel complesso un film di non facile visione (l’attrice Jennifer Lawrence ha candidamente confessato di non aver resistito tre minuti 😔) ma dall’estremo rigore narrativo ed estetico. I vestiti, poi, sono splendidi!


Sarà quarto Oscar? 
Tutti sperano in un ripensamento ma chi lo conosce dice che se Daniel dice che si ritirerà dalle scene, lo farà. Io propongo di far smettere di recitare Steven Seagal al suo posto. Voi?


Fatemi sapere se conoscevate questo attore, se avete visto qualcuno di questi film o se vi ho messo voglia di vederne uno in particolare.  Alla prossima!


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