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lunedì 5 marzo 2018

L'INDICE DI MALACHIA: LA LEZIONE DEL FREDDO di ROBERTO CASATI.

“Certo, andiamo a sciare o a far passeggiate sulla neve, e ci ritroviamo la sera nelle taverne di legno degli alberghi alpini a godere del tepore del camino. Ma si tratta di aneddoti, di freddo turistico. Dov’è un freddo che occupa tutta la nostra esistenza?”


Il libro di Roberto Casati non è il tipo di libro che mi attira, che avrei comprato. L’ha comprato e letto mio marito in pochi giorni durante le vacanze di Natale e questa voracità, insieme alle esclamazioni entusiastiche che ne scandivano la lettura, mi ha indotto a prenderlo in mano e sfogliarlo. Non sono riuscita a staccarmene.
Non amo i saggi o i libri tecnici ma questo è molto di più: racconta l’esperienza di un uomo di scienza (filosofo delle scienze cognitive, dirigente di ricerca del CNRS presso l’Institut Nicod a Parigi), che ha insegnato in diverse Università internazionali, e il suo rapporto con il freddo durante una di queste trasferte.


Roberto Casati.
In una casa di legno dal tetto azzurro del New Hamshire persa nel nulla, quando arriva l’inverno il freddo non è solo un fastidioso compagno di viaggio ma può diventare un micidiale nemico. Non per nulla la polizia locale raccomanda di tenere in macchina delle candele, utili a mantenere sufficientemente caldo l’abitacolo di una macchina rimasta disgraziatamente in panne nel gelo. Tuttavia Casati non parla del freddo come di un avversario ma come di una stimolante sfida, che lui raccoglie ogni mattina fotografando in time lapse i ricami del gelo sui vetri o le stalattiti di ghiaccio dal tetto, spaccando legna supplementare per la stufa catalitica che tiene al caldo lui e la sua famiglia, scaldando una pietra per  il cane per evitare di ritrovarlo surgelato in macchina se hanno voglia di una cena al ristorante (gli Stati Uniti si rivelano molto inospitali nei confronti dei quattrozampe), sperimentando la cottura inerziale: cinque minuti per salvare il pianeta.


Ricco di spunti il passo sulla ridondanza della natura, da cui dovremmo trarre ispirazione per le tecniche di sopravvivenza in condizioni estreme, contrapposta alla logica moderna ormai santificata dell’ottimizzazione, del risparmio “con l’auspicio non tanto nascosto di risparmiare, un domani sulle persone.” Invece la natura ci dà “due occhi, due polmoni, due ovaie, due emisferi cerebrali; quindici modi diversi di misurare a vista la distanza degli oggetti (...). Qualcosa può pur sempre rompersi, meglio avere dei ricambi...”


Casati ci porta nel paradiso degli sciatori di fondo, undicimila ettari di bosco in un punto non meglio precisato del New England (acquistati da un misterioso magnate della Silicon Valley, che offre rifugi riscaldati con cioccolata calda e scarponi); in maniera altrettanto misteriosa, la sua localizzazione rimane un segreto fra pochi eletti che l’autore non si dice disposto a rivelare nemmeno sotto tortura. Poi ci spiega che il disgelo (la cosiddetta mud season) non è affatto più semplice del lungo inverno.

Il libro è diviso in 171 capitoli e altrettanti sarebbero gli aneddoti e le considerazioni stimolanti da riportare, vi lascio il piacere della scoperta e vi linko un filmato veramente interessante di Casati che illustra i suoi studi sulle ombre.


Avevate letto questo libro? Siete del partito del freddo o del caldo? Io odio l'inverno ma il nemico va conosciuto, e questo libro mi ha reso più consapevole di diversi fenomeni legati a questa stagione dell'anno.

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