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lunedì 28 novembre 2016

MANI IN ALTO! QUESTA È UNA FICTION! I poliziotti più amati della TV.






Bentornati! Questa volta vorrei parlarvi di un tema che mi appassiona molto: i poliziotti delle fiction televisive.
I personaggi creati per la televisione sono miriadi, prenderò in esame solo i più noti della televisione italiana, usciti dalla penna di grandi scrittori. 

Gino Cervi nei panni del commissario Jules Maigret.

Il primo è senza dubbio "Il commissario Maigret", ispirato ai romanzi del grande Georges Simenon, scrittore belga che, oltre ai settantacinque romanzi e ventotto racconti dedicati al corpulento commissario di Parigi, scritti fra il 1929 e il 1972, ci ha regalato libri bellissimi, come "La camera azzurra" e "I complici". 


Georges Simenon nel cuore pulsante di Parigi, 
teatro della maggior parte dei suoi romanzi.
Il grande successo di questo personaggio burbero, atticciato, dalle origini e dalla struttura fisica contadina, amante della buona tavola e degli alcolici (anche in servizio), che non giudica ma comprende i suoi accusati e non ha un metodo investigativo, se non quello di immergersi completamente e senza un criterio preciso nell'ambiente del delitto, è spiegato dal fatto che per la prima volta il pubblico si trova davanti un investigatore ben diverso dal cliché del segugio freddo, aristocratico, colto, moralista e dalla ferrea logica cui lo aveva abituato la tradizione inglese alla Sherlock Holmes. 

Insofferente alle ingerenze dei superiori, tanto a disagio in ambienti altolocati quanto disinvolto nei bassifondi e nelle cucine delle locande, fanatico del coq au vin e del Pernot, inseparabile dalla propria pipa, è addolcito e domato solo dalla moglie, la Signora Maigret, che lo  aspetta pazientemente a casa per giorni e gli prepara i pasti (mai consumati quando è impegnato nel vivo delle indagini), che sa parlare o tacere al momento giusto, guidandolo dolcemente nei momenti di maggior tensione. 
Questo poliziotto, interpretato in varie riduzioni da ben undici attori, fra cui il grande Jean Gabin (e prossimamente  nientepopodimeno che da... Mr. Bean, Roan Atkinson), a detta dello stesso Simenon è stato reso al meglio dal nostro Gino Cervi, nella serie italiana trasmessa dalla RAI fra il 1964 e il 1972. 


Luca Zingaretti.

Dal tono paterno e vecchio stile del commissario di Quai des Orfèvres al fascino latino e un po' mascalzone del pari grado siciliano Salvo Montalbano, in servizio in una cittadina, Vigata, immaginata da un attempato Andrea Camilleri che, proprio grazie al piglio diretto e al dialetto siciliano del commissario, raggiunse il meritato successo nel 1994, alla non più verde età di settant'anni.

Il nome del protagonista è ispirato allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, autore di un altro famoso investigatore, Pepe Carvalho; inoltre Camilleri non manca di proclamare ad ogni pie' sospinto il proprio amore per Simenon. 

Andrea Camilleri.
La serie TV, trasmessa da Raiuno dal 1999, ha come protagonista Luca Zingaretti, dalla fisicità un po' diversa da quella descritta nei romanzi. Io stessa, che avevo letto i libri prima di vedere la serie, rimasi sconcertata: Salvo viene descritto con una gran testa di capelli neri e infatti la sua figura è ispirata al regista Pietro Germi, fisicamente del tutto diverso dall'attore scelto. Tuttavia Zingaretti convince: è un ottimo attore e riesce a far suo quell'impasto di italiano e siciliano inventato dallo scrittore. Non solo, come il personaggio originale sa essere simpaticamente antipatico, cosa molto difficile, perché talvolta tratta male senza una ragione valida, che non sia il malumore, i malcapitati sottoposti ma riesce a tirare il lettore/spettatore dalla propria parte per la sua fondamentale pulizia interiore, anche quando, nei romanzi, e quindi negli episodi degli ultimi anni, tradisce spesso e volentieri Livia, la fidanzata storica, che abita in Liguria e che non si decide mai a sposare.

Al grido di "Montalbano sono!" si confronta con lo stesso atteggiamento con capimafia e delinquenti comuni, coadiuvato dal vice Mimì Augello, "fimminaro" (quasi) pentito dopo il matrimonio; Fazio, affetto dalla "sindrome dell'anagrafe", che lo induce a sciorinare le generalità degli indagati, anche se sa che la cosa fa perdere inevitabilmente le staffe al suo superiore; e Catarella, il centralinista del commissariato, dalla dubbia preparazione culturale, che storpia tutti i nomi dei visitatori, portando ad effetti comici irresistibili.

Giampaolo Morelli.
Coliandro, sottotitolo "Il braccio maldestro della legge", è un giovane ispettore, in servizio alla questura di Bologna, nutrito di sottocultura da spaghetti western e da film con Tomas Milian, che non manca di esprimere con battute del tipo "Coraggio, fatti ammazzare" e "Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto"; ha un elegantissimo intercalare siciliano che comincia per emme e non nasconde il proprio razzismo nei confronti degli immigrati.

La serie, trasmessa dal 2006 da Raidue, prende spunto da alcuni romanzi dello scrittore bolognese Carlo Lucarelli (paura, eh?); è diretta dai Manetti Bros (due fratelli anch'essi bolognesi) ed ha come protagonista lo strepitoso Giampaolo Morelli. Inizialmente ci furono diverse difficoltà nel mandarla in onda, a causa della caratterizzazione politicamente scorrettissima del personaggio, che preoccupava i vertici Rai. Dopo un paio d'anni di stand-by, fu trasmessa in estate ma ottenne degli ascolti così lusinghieri da convincere la dirigenza a continuare la produzione.  

Carlo Lucarelli.
In ogni puntata l'ispettore porta avanti goffamente indagini parallele, in genere per ingraziarsi la fanciulla di turno, implicata, direttamente o meno, in vicende poco chiare. L'episodio finisce quasi sempre con la risoluzione del caso, grazie, o meglio, malgrado Coliandro che, sanguinante, non riceve mai i complimenti del Sostituto procuratore, (una Veronika Logan veramente perfida); anzi, la maggior parte delle volte viene redarguito pesantemente per ogni singola violazione del codice.

Ciò non toglie che Morelli, malgrado la goffaggine e la crassa ignoranza che riesce a sprizzare da ogni poro, con il giubbotto di pelle e i Ray-Ban a goccia, sia proprio un gran bel pezzo d'uomo, tanto da rendere un po' inverosimile la costante singletudine dell'ispettore. Ma tant'è, la serie è arrivata alla quinta stagione.
Credo che il successo inaspettato di questo ispettore molto sui generis sia proprio la novità rispetto al modello di eroe senza macchia e senza paura, che non beve, non fuma e difende i diritti degli oppressi. La realtà è che spesso anche persone oneste e fondamentalmente buone hanno dei difetti, anche grossi, che però non ne inficiano la natura di fondo. È eloquente il fatto che, fra i molti fan della serie che sono insorti per l'annunciata chiusura del telefilm qualche anno fa, ci siano dei veri poliziotti.

Marco Giallini.
Ed eccoci ad un personaggio televisivo abbastanza fresco, Rocco Schiavone, l'eroe creato da Antonio Manzini e diretto da Michele Soavi. Romano de Trastevere, vedovo, cinico, trasferito ad Aosta per aver riempito di botte uno stupratore seriale di ragazzine figlio di un politico, si ostina ad aggirarsi in Loden e Clarks per le piste da sci, con conseguenti principi di assideramento.

Antonio Manzini.
Nei giorni della trasmissione della fiction si sono sollevate diverse polemiche per l'abitudine del vicequestore di raccogliere le idee ogni mattina con... impacchi di rosmarino (come dice a chi entra in ufficio e chiede la causa dell'odore che aleggia). Posto che non si tratta di un  programma per bambini (anche per molti altri motivi), e che non sono mai stata una consumatrice di droghe né leggere né pesanti, penso che le opere letterarie rispecchino la società e non il contrario e che se rifiutiamo tutti i personaggi poco edificanti, da madame Bovary a Re Lear, dovremmo censurare la maggior parte della letteratura mondiale. E poi bisogna ammettere che è catartico guardare qualcuno che si dibatte in una vita più complicata della nostra!

Effettivamente le complicazioni della vita ce le ha tutte, il vicequestore. Dai sensi di colpa per la morte della moglie, alla rabbia contro i delinquenti raccomandati, fino alla doppia morale di chi serve e viola la legge nello stesso tempo. Protagonista di memorabili sfuriate nei confronti dei folkloristici sottoposti (una squadra di Catarella sotto mentite spoglie...), assimila alcune persone agli animali, di cui ha memorizzato da piccolo le caratteristiche e il nome latino, leggendo l'enciclopedia per ragazzi (il suo giovane braccio destro, per esempio, per lui è una donnola).
Ho visto tutte le puntate e sono stata conquistata dal fascino ho-il-limone-in-bocca di Marco Giallini. E voi? 

Ditemi se conoscevate questi quattro paladini della giustizia, protagonisti di gialli "psicologici" o se invece preferite il giallo all'americana, d'intreccio e con il colpo di scena finale.😘


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sabato 5 novembre 2016

MORRISSEY STRIKES AGAIN (CARRIERA SOLISTA PARTE II)

Vediamo in questa terza puntata (l'ultima!) come se la passa il "figlio ed erede di niente di particolare" all'inizio del nuovo millennio.


"La Colorado Music Hall. Che nome affascinante! Che posto squallido! Uno spoglio capannone di cemento sull'autostrada che ha tutta l'aria di essere nato come stalla per il bestiame... Nel retropalco, il camerino di Morrissey è poco più di un gabinetto, con un paio di buste di plastica sul pavimento che contengono del pane tagliato a fette.
Nel periodo degli anni Ottanta, con gli Smiths, il suo contratto prevedeva che nel camerino dovessero essere presenti cibo vegetariano, vino, succo di frutta e "un albero vivo con un'altezza minima di novanta centimetri e massima di un metro e mezzo". Ma stasera nel camerino non c'è nessun albero.
Morrissey vaga sul palco, corpulento, con un lungo cardigan marrone. Poi inizia a cantare, e all'improvviso capisco tutto il senso di Morrissey. Quando intona il suo inno vegetariano, "Meat is Murder", hai quasi paura che tutti quei cowboy cresciuti a bistecche in mezzo al pubblico possano balzare sul palco e ucciderlo. La grandiosità, il coraggio allo stato puro della sua performance, trascende lo squallore che lo circonda. Sono seriamente tentata di correre sul palco e baciargli i piedi." (Da "L'uomo con la spina nel fianco" di Lynn Barber, The Observer, 15 settembre 2002)

Eh, succede, cara, succede! Anch'io una decina di anni dopo... Ma procediamo con ordine.


Proprio durante questo tour non esattamente esaltante, quando probabilmente rischiava di finire, se non proprio nel dimenticatoio, nel giro delle vecchie glorie degli anni Ottanta, il "Pope of Mope" firma un contratto, il primo dopo sette lunghi anni di inattività discografica. 
Purtroppo, bisogna ammetterlo, la parola che ricorre di più quando si parla di Morrissey negli ambienti discografici è "ingestibile"; personalmente, tuttavia, credo sia preferibile un artista ingestibile ai tanti pupazzi creati e gestiti, questi sì agevolmente, dalle case discografiche.

Nello stesso periodo l'emittente inglese BBC produce un documentario sul nostro, dal titolo "The Importance of Being Morrissey", parafrasando il titolo di una celebre pièce teatrale dell'idolo di Morrissey, Oscar Wilde. Purtroppo per noi diversamente parlanti inglese, non esiste ancora una versione sottotitolata in italiano, si tratta di una serie di interviste ad amici, parenti e estimatori del cantante (Noel Gallager, J.K. Rowlings, Nancy Sinatra, Bono Vox...), nonché a Morrissey stesso, che parla di sé e della sua carriera nella sua villa di Los Angeles (quella appartenuta a Clarke Gable). Ripeto, non sono molto ferrata nella lingua del Bardo ma mi sembra che il Nostro abbia un modo di parlare molto chiaro e lento, senza accenti particolari. Confermate?





Due anni dopo esce "You Are the Quarry", (2004) "Tu sei la preda", dopo un silenzio discografico di sette anni: questo è forse il mio album preferito della carriera solista di Morrissey. Sicuramente è il più equilibrato, cioè non ci sono quelle due o tre canzoni messe lì per fare numero (succede nelle migliori famiglie) e mi piace nel suo insieme. Nella copertina si vede il cantante vestito come un gangster, che brandisce una mitragliatrice. La copertina negli Stati Uniti fu censurata e tagliata per non far vedere l'arma. 



Il primo singolo, "Irish Blood, English Heart", balzò subito alla posizione più alta, n. 3, nelle classifiche inglesi mai raggiunta da Morrissey, anche con gli Smiths. Questo brano sviscera le profonde contraddizioni insite nel personaggio, proprio per le sue origini.
"Sangue irlandese, cuore inglese, ecco di cosa sono fatto, e non c'è nessuno al mondo che mi faccia paura, nessun regime può comprarmi o vendermi ed io morirò con entrambe le mani libere. Sogno un'epoca in cui essere inglesi non significhi essere distruttivi e si possa stare in piedi vicino alla bandiera, senza vergognarsi, sentirsi razzisti o di parte. Sogno un'epoca in cui gli inglesi siano stanchi a morte del partito Laburista e dei Conservatori, sputino sul nome di Oliver Cromwell e denuncino questa discendenza dei Reali, che ancora lo onorano e lo onoreranno PER SEMPRE." 
(Morrissey nei testi allegati agli album mette spesso dei maiuscoli, per enfatizzare, quasi urlare, determinate parole).
L'allusione alle polemiche sollevate in passato dalla stampa sul suo atteggiamento nei confronti della bandiera e al nazionalismo è chiara e questa è forse la canzone più politica di Morrissey. 


Quella invece più religiosa, sia pure in senso lato, è "I Have Forgiven Jesus". Le allusioni ad un'età dell'oro su cui si abbatte una traumatica perdita dell'innocenza sono addirittura strazianti: "Ero un bravo ragazzino, non avrei fatto male ad una mosca, ero un ragazzino simpatico, con un bel giro di consegne giornali... Ma Gesù mi ha ferito quando mi ha abbandonato. Però io ti ho perdonato, Gesù, per tutto il desiderio che hai riposto in me quando non c’è nulla che io possa fare con questo desiderio... E perché mi hai dato così tanto amore in un mondo senz’amore, quando non c’è nessuno a cui possa rivolgermi per rivelare tutto questo amore? Gesù, dillo, mi odi?" . 😢

Morrissey vestito da prete che alla fine del video si segna è piuttosto inquietante...

Cosa possono avere in comune un signore inglese cultore di Oscar Wilde, vegetariano e solitario, con un gangster della comunità ispanica di Los Angeles? "First of the Gang to Die" è la risposta. Nessuna persona sana di mente accosterebbe questi due mondi, ma il grande successo che Morrissey scopre di avere presso i "latinos", quando si stabilisce nella città degli angeli (ribattezzata Moz Angeles dai suoi fans), lo spinge a dedicare loro questa canzone dall'irresistibile refrain. 
Secondo alcuni il segreto dell'alchimia è l'emotività e il senso del melodramma insito in tutti i suoi pezzi, altri lo individuano nella tecnica da crooner del cantante. Fatto sta che la love story continua e i tour del Moz toccano quasi sempre l'America Latina. 


In questa versione dal vivo un accenno di "My Way".

A proposito del vecchio Frank, proprio per la di lui figlia Nancy, icona di culto per il giovane Steven negli anni Sessanta, scrive "Let Me Kiss You", ossia, come elemosinare amore ma con classe. "Chiudi gli occhi e pensa a qualcuno che ti piace fisicamente. Fatti baciare... Ma poi, tu apri gli occhi e vedi qualcuno che non ti piace fisicamente, però il mio cuore è aperto, è aperto a te." 
Come sempre il testo oscilla fra il patetico, sfiora pericolosamente il comico (specie se si pensa che lo canta una bionda signora), e poi vira bruscamente sulle corde della commozione. 
Morrissey poi la canterà da par suo inserendola nell'album. 


Per il disco successivo succede una cosa stranissima. Morrissey è in un aereo di ritorno a Los Angeles da chissà dove, ma a causa del maltempo è costretto ad un atterraggio a Roma e... s'innamora. Ovviamente della città. Nasce cosí "Ringleader of the Tormentors" (2006), ma facciamo parlare lui.



"Il disco è stato prodotto a Roma e ho anche deciso di trasferirmi lì. Qual è la ragione? Certamente per gli aspetti medievali della città, il vino, l'architettura, lo stile della gente e la loro bellezza: a prescindere se si è uomo o donna o qualsiasi altra cosa, tutti sembrano essere belli, anche le persone senza tetto sono in realtà molto belle e indossano abiti molto eleganti, il che è affascinante per me. In confronto con Los Angeles, dove ho vissuto per molti anni, e dove lo stile non era all'ordine del giorno, mai, Roma mi ha travolto come una bellissima onda di mare, e sono stato inghiottito da essa, e mi aspetto che succeda a molte persone. Non avevo alcun interesse, ma questo era ai tempi in cui non avevo davvero interesse in nulla e, indipendentemente da dove mi trovavo, Parigi, Colonia, era irrilevante per me. Pensavo che non ci fosse nessun paese come l'Inghilterra e che gli inglesi fossero superiori a tutti gli altri e tutta l'altra cultura fosse ridicola. Ma per fortuna quella sensazione appartiene al mio passato e certamente non mi sento così in questi giorni." 



"Non ho scelto io Roma, Roma ha scelto me. Lo scorso gennaio ho visitato la città e ne sono stato completamente rapito, la gente, lo stile, il sole, l'architettura, i vestiti e la gioia che le persone provano nella semplice esistenza. Non rimangono a casa, escono e la vita scorre ovunque. Sono stato così travolto che ho deciso di restare."
"Guido ovunque nel mondo ma non a Roma. Qui è il caos. Mi sorprende non trovare pile di corpi martoriati ad ogni incrocio".  😂


In effetti tutto il disco è pervaso da uno strano spirito, che in alcune canzoni sfocia in qualcosa che potremmo definire ... gioia?! come in "At last I am born" o in "Dear God Please Help Me", la canzone del cosiddetto coming out di Morrissey, perché per la prima volta fa inequivocabilmente riferimento ad una persona di sesso maschile ("his hand on my knee"). Il pezzo è stato arrangiato nella parte degli archi (purtroppo in parte tagliata nell'album) dal nostro Ennio Morricone.



Il backstage della registrazione con Morricone direttore d'orchestra.

Con "You Have Killed Me" torna invece a piangere la fine di un amore "Anche se vivo e respiro, mi hai ucciso. Sì, cammino in giro in qualche modo, ma mi hai ucciso, mi hai ucciso!"
Nella canzone sono presenti numerosi riferimenti alla cultura italiana e romana, infatti nomina Pasolini, Visconti, Magnani, piazza Cavour, ma con una pronuncia talmente bestiale che mi ci sono voluti diversi ascolti e l'aiuto del testo scritto per capire che si trattava della mia lingua madre!
In Italia Morrissey riscopre anche le sue antiche passioni di bambino, infatti il primo 45 giri che si comprò a sei anni fu "Cuore" di Rita Pavone, e diventò fan di Gigliola Cinquetti in occasione della sua partecipazione all'Eurofestival. Proprio sulla falsariga dell'ambiente televisivo degli anni Sessanta, viene realizzato il video di "You Have Killed Me", con tanto di presentazione in italiano. 




Morrissey rimane diversi mesi nella Città Eterna, tanto che pensa anche di mettere su casa ma... qualcosa si rompe e, com'è arrivato a Roma il papa (della depressione) se ne va, anche se l'Italia continuerà a rimanere nel suo cuore e spesso ritornerà per concerti.


Questi treni italiani, sempre in ritardo!
"Life Is a Pigsty" è una delle canzoni più ambiziose dell'album, ispirata a "Porcile" di Pasolini, segna il ritorno al pessimismo (e te pareva!) del Nostro: di non facile ascolto, comincia con un temporale e finisce con rumori di cose rotte, quasi una crisi di nervi. Ci mette un po' di tempo a entrare nell'orecchio, è una delle canzoni più strane ma rappresentative del Moz. Comunque, se la vita è un porcile, potremmo ricordare a Morrissey le parole del compianto De André: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior." 

Qui una versione dal vivo in medley con "How Soon Is Now", con tanto di pisolino centrale.

Ed eccoci alla rivelazione del mistero del chissenefrega, ovvero del mio nickname, un misto fra il nome del mio musicista preferito, in maiuscolo (MOZ ART) e il titolo di una delle mie canzoni preferite di Morrissey, "To Me You Are a Work of Art". 
"Vedo il mondo e mi fa vomitare. Ma poi guardo te e so che da qualche parte c'è qualcuno che mi può consolare. Per me tu sei un'opera d'arte e ti darei il mio cuore, se solo ne avessi uno." 💙Questo testo è un capolavoro di equilibrio fra cinismo, romanticismo e ironia. 


Dopo tre anni e varie vicissitudini (muore un altro suo produttore...) esce "Years of Refusal", che il cantante mancuniano annuncia così: "Non ho mai fatto parte di nessuna gang, ho semplicemente rifiutato più volte nella mia vita, ero sempre in guerra con il mondo. Ora sono molto più tollerante verso me stesso e verso gli altri rispetto a prima e la cosa era importante per me." 
La copertina dell'album, decisamente photoshoppata, lo ritrae con un bambino in braccio, Sebastian, nato dall'amore fra il suo tour manager e una ragazza conosciuta ad un suo concerto. 

Un ulteriore potenziale inno dell'associazione depressi mondiali, con implicazioni farmaceutiche, è "Something Is Squeezing My Skull", il cui testo è praticamente una lista di ansiolitici e terapie elettroconvulsive varie. 
"Sto splendidamente... Qualcosa mi sta spremendo il cranio, qualcosa a cui non mi posso opporre, non c'è speranza nella vita moderna, Diazepam, cioè Valium, Tarmazepam, Litio, HRT, ECT... per quanto tempo dovrò prendere questa roba? VI PREGO, NON me ne date più, non me ne date più, avete giurato che non me ne avreste date più!"  😔


"I'm Throwing My Arms Around Paris" è il singolo di punta dell'album ed è praticamente il sequel di "You Have Killed Me": "In mancanza del tuo amore e della tua faccia sorridente, in mancanza del contatto umano, viaggio per tutto il mondo e ho deciso che getterò le braccia al collo di Parigi, solo le pietre e l'acciaio accettano il mio amore. Nessuno vuole il mio amore, nessuno ha bisogno del mio amore, sei stato/a chiaro/a, sei stato/a molto chiaro/a." 
Il mio cuore melomane non può fare a meno di ricordare il canto di dolore di Violetta nella Traviata: "Povera donna, sola, abbandonata, in questo popoloso deserto che appellano Parigi!"


Nel video dei tenerissimi carlini.


E veniamo a me, folgorata sulla via di Firenze. Era l'estate del 2012 ed ero superimpegnata con la preparazione di un concorso con preselezione a crocette, che dopo un anno di lavoro è proprio quello che ci vuole. Mio marito dovette insistere per portarmi a vedere un concerto di Morrissey, ah, sì, quello degli Smiths che ce l'ha con la Regina.  L'ambientazione era straordinaria: la Cavea del Nuovo Teatro dell'Opera, una specie di anfiteatro all'aperto collocato sul tetto del teatro, da cui si vede tutta Firenze.



Arriva lui, "devastato dalla noia" (cit. Mingone), apre bocca e canta. Comincio a provare  dell'ammirazione. Purtroppo conoscevo solo due o tre delle canzoni che ha cantato e, sacrilega, mi sono goduta poco il concerto, ma vi giuro che alla fine ho sentito anch'io l'impulso di andare lì e di baciargli i piedi come la giornalista dell'Observer. Diciamo che in quell'occasione ho capito appieno il significato della parola "carisma". 

"Action Is My Middle Name", un brano inedito.

Comincia così la mia ossessione morrisseiana ma pare che la cosa sia normale, visto che questo personaggio non può lasciare indifferenti. Purtroppo ho dovuto aspettare un paio di anni per veder uscire un nuovo album, visto che nessuna casa discografica sembrava interessata a lui e alla sua musica. Ma ormai il nostro eroe sembra averci fatto il callo: "Non mi aspetto di vivere abbastanza a lungo per trovare un'offerta da un'etichetta. Questo argomento non suonerebbe poi così banale se non l'avessi già citato 47 volte. Prometto di non parlarne più."

Ciononostante riesce a registrare "Morrissey 25 live", un film-concerto-documentario registrato in occasione di un concerto all'Hollywood High School del 2013, che andò tutto esaurito on line in 12 secondi, e nato per festeggiare i 25 anni di carriera solista del cantante. Bellissime le riprese, fra le celebrità presenti Russel Brand, ex marito di Katy Perry e grande amico di Morrissey, e Patrick Dempsey (Grey's Anatomy). 

"Still ill"

Nel 2013, fra un ricovero ospedaliero e l'altro, pubblica "Autobiography", ottenendo dalla casa editrice inglese Penguin di essere pubblicato nella sezione Classici, fra Molière e Omero. Purtroppo per me, non è stata tradotta in italiano ma, in estrema sintesi, parla con il suo stile un po' ampolloso della propria giovinezza, il periodo con gli Smiths, un'intera interminabile sezione dedicata alla battaglia legale che lo ha opposto all'altra metà della band e la sua carriera solista, con una parte dedicata al suo soggiorno romano. Il libro ha avuto grandissimo successo ed è rimasto diverse settimane al primo posto delle classifiche di vendita.
Nell'estate del 2014 esce finalmente "World Peace Is None of Your Business", "La pace del mondo non è affar tuo", dopo cinque anni dall'ultimo album e le ormai consuete traversie con le case discografiche, dovute in parte al caratteraccio del soggetto, in parte alle difficoltà che incontra oggi chi non abbia vent'anni e non sia uscito da poco da un talent show. Il disco viene registrato in Francia e la foto di copertina ritrae Morrissey in un'istantanea mentre gioca nel giardino della sala di registrazione con il cane Paula. 
Dopo tre settimane dalla sua uscita il disco è stato ritirato dalla casa discografica per dissapori col cantante, che lamentava la scarsa promozione (nessun video musicale è stato realizzato dal disco) da parte loro. Gli unici video promozionali sono quelli in cui Morrissey recita i propri testi solo o in compagnia di celebrità, ovviamente vegetariane, con cui è in amicizia. 

"Earth Is The Loneliest Planet Of All" spoken video.
Pamelona!

Uno dei brani più belli e originali dell'album è quello dedicato forse a una delle più complesse e affascinanti città del mondo, "Istanbul", che comincia con il canto del muezzin, registrato durante il tour dal chitarrista della band, e parla di una paternità negata e finita nel peggiore dei modi. 


La canzone che amo di più di questo album è "Staircase At The University", una dura condanna delle pressioni familiari che spingono al suicidio una giovane studentessa.
"Marzo, aprile, maggio, lei ha sgobbato notte e giorno, non l'ho mai vista sorridere nel frattempo. 
-Se non avrai il massimo dei voti,- dice il suo dolce babbino, -non sei più mia figlia e, per quanto mi concerne, sei morta! -Se non avrai il massimo dei voti - dice il suo adorabile fidanzato - getterai la vergogna e infangherai il nome della famiglia.- Tromba delle scale all'Università, lei si è buttata di sotto e la sua testa è  schizzata in tre direzioni diverse." 😰
La canzone, dal refrain allegro e trascinante quasi come quelli di Marr, si chiude con un bizzarro rap e un bellissimo assolo di chitarra classica.

Come ho già detto, adoro questa canzone e, quando un anno fa sono tornata ad un concerto del mio idolo, ero p r e p a r a t i s s i m a ! Quindi avevo guardato sul sito la playlist del tour cominciato da qualche data, e fra le canzoni del nuovo album incluse nel nuovo tour questa NON C'ERA... Ciò mi ha reso piuttosto nervosa per tutto il viaggio verso Firenze e, con il misto di amore-odio che provo per Morrissey, ho incessantemente rotto l'anima al resto della famiglia, prevedendo che non avrebbe cantato la mia canzone preferita, che in fondo era un rompiscatole e che magari lo faceva per fare un dispetto a me... Be', vi linko il video senza dire altro. 

"Staircase" dal vivo in prima mondiale apposta per me.
Io c'ero e stavo saltando come una cavalletta!

Devo dire che questa volta Morrissey era più moz-tivato 😆 e partecipe, oltre ad essere in grande forma (malgrado poche settimane prima avesse dichiarato di stare curando una forma tumorale).
In occasione della sua tournée italiana, ne approfitta per esibirsi in TV la stessa sera e nella stessa rete della più famosa performance di Bono e The Edge da Fazio.  

Morrissey in pigiama canta "The Bullfighter Dies" a "Gazebo" su Raitre.

Il Nostro si è sempre professato femminista, molti dei suoi testi giovanili erano infatti ispirati dalle opere di una poetessa inglese, Shelag Delaney, e il titolo stesso di una canzone degli Smiths, "Shakespeare's sister", parla chiaro (in "Una stanza tutta per sé", pilastro del femminismo, Virginia Wolf sostiene che la sorella di Shakespeare, anche se avesse avuto lo stesso talento del fratello, non avrebbe avuto modo di emergere in una società maschilista come quella dell'epoca). Tuttavia non manca di sputare veleno contro un certo tipo di donna, parassitaria, passiva e ignorante.
"Kick the Bride Down the Aisle" comincia con un bel suono d'organo che ci introduce nell'atmosfera nuziale del brano: "Prendi  a calci la sposa lungo la navata e non fare errori, è la cosa migliore che tu possa fare per il bene di tutti... Lei vuole solo uno schiavo che si spacchi la schiena per mantenerla, così da poter oziare e pascolare per il resto dei suoi giorni. Guarda quella mucca nel campo, sa più cose di quante ne sappia la tua sposa adesso." La canzone finisce con il suono delle campane a distesa. Allegria! 


Purtroppo secondo me Morrissey non ha il dono di individuare le canzoni migliori, o almeno  quelle che faranno maggior presa sul pubblico. I singoli usciti infatti a me non sembrano granché, mentre ha relegato nei brani dell'edizione Deluxe "Scandinavia", che è a mio avviso bellissima e molto ben arrangiata (sullo sfondo si sentono gli archi ripresi dalle "Quattro stagioni" di Vivaldi. Goduria!).
"Me ne stavo annoiato in un fiordo e stavo maledicendo il cuore e l'anima della Scandinavia. Che la gente bruci, che i bambini crepino piangendo in ospizi per ciechi! Ma poi sei arrivato/a tu, mi hai teso la mano e mi sono innamorato di te e della Scandinavia. Io bacio il suolo, io abbraccio il suolo, io mangio il suolo! E lodo il dio che ti ha creato." 


Nel 2015 è uscito il suo primo romanzo, che pare non sia un capolavoro, ma facciamo parlare chi è più bravo di me: "Mettiamo da parte l'esordio di Morrissey nella fiction letteraria, accolto con stroncature unanimi: per i più clementi il suo romanzo breve List of the Lost, uscito per la Penguin Books, conterrebbe le descrizioni di scene di sesso più ridicole mai lette (tanto da vincere in questi giorni il premio dedicato a questo... primato n.d.r.). Mettiamo da parte la scelta vegetariana, che impone in tutti i luoghi in cui va a suonare. E mettiamo da parte anche le battaglie personali che ingaggia ora contro questo (la famiglia reale, la caccia alla volpe, i politici britannici) ora contro quello (la discografia, gli ex amici della sua band storica, gli Smiths, il Canada, dove non va a suonare da anni per boicottare la caccia alle foche).
Mettiamo da parte tutto questo e cosa rimane? Le canzoni. Morrissey è innamorato della musica, è innamorato delle canzoni, delle sue canzoni soprattutto. Almeno quanto i suoi devoti, fedelissimi e sempre numerosi fan. Sono canzoni che non senti nelle radio, in tv, non trovi nelle classifiche, nei pochi negozi di dischi non sono esposte tra i bestseller, e in quelli digitali alcune neanche ci sono, a causa delle diatribe con le case discografiche. I fan di Morrissey devono impegnarsi, darsi da fare, pazientare e studiare. E così quel culto con il tempo si è alimentato, fino a garantirgli un seguito in mezzo mondo.  Ma a dare il senso dello status di icona basti pensare ai nomi degli artisti che negli anni hanno aperto occasionalmente i suoi concerti: l'amica Patti Smith più volte, ma anche Lou Reed e Iggy Pop, Blondie, Tom Jones. E tutto questo sempre con quel mucchietto di canzoni che al di fuori del suo pubblico pochi conoscono." (Gianni Santoro, La Repubblica) 


"Morrissey è una rockstar la cui esistenza (la sua voce, la sua biografia) resta in eterno certificata dalle sue canzoni, nient’altro. Troppo impegnato a esistere, per mettersi davvero a raccontare un’altra storia che non sia la sua. E grandioso a distruggerla, nel caso."
(Alberto Piccinini, Rolling Stone).

Nel novembre del 2017 è uscito “Low in High School”.
La copertina ritrae davanti ai cancelli di Buckingham Palace il figlio del bassista della sua band che, con aria imbronciata, tiene in mano un’accetta e un cartello con scritto “Abbatti la monarchia”. Giusto per ribadire le proprie convinzioni anti-royal.

Musicalmente l’album è piuttosto variegato, quasi disomogeneo, e risente di diverse influenze: da quella ispanico/sudamericana (alcune canzoni sono di due componenti latini della sua band, Manzur e Tobias, oltre che del chitarrista storico, il britannico Boz Boorer) o walzer con tocchi di flamenco (“The Girl from Tel-Aviv”).

Il primo singolo estratto è sicuramente la canzone più accattivante, “Spent the day in bed”, una simpatica melodia con tastiere un po’ retro che invita a passare la giornata a letto a dispetto dei bus, dei boss, della pioggia e dei treni. Grazie ancora, Morrissey, per il tuo costante supporto morale. ☹️ Nel video l’ex calciatore Joey Barton spinge la carrozzella del cantante.

No bus, no boss, no rain, no train.

“Jacky’s only happy when she’s up on the stage”pare invece che sia un pezzo sulla Brexit (si possono sentire, specie nel finale, voci e infantili inneggiare all’”exit”). Jacky sarebbe la personificazione dell’Union Jack, la bandiera inglese, anche se con quel suo essere felice solo sul palco, ricorda molto il Nostro: Quando canto sul palco [...] è quasi come se diventassi davvero me stesso. Forse sul palco mi trasformo nel vero Morrissey, nel vero me stesso, la persona autentica... e quando scendo in realtà trovo piuttosto utile recitare.”


“I Wish You Lonely”è un brano dal ritmo martellante che augura al prossimo suo la dose mortale di solitudine che affligge da sempre il cantante (sulla scia di “Unhappy Birthday”).

Dal vivo da Jools Holland

Il disco è stato registrato negli stessi studi francesi del precedente e al romano Forum Studios di Ennio Morricone, che già aveva collaborato con Morrissey per “Ringleader of The Tormentors”. In occasione di questo suo ultimo soggiorno romano, il cantante fece parlare di sé perché pretendeva, in tempi e in una città in costante allerta terrorismo, di andare contromano in una via del centro chiusa al traffico. Invece di ringraziare il poliziotto che ebbe la bontà di non aprire il fuoco sulla macchina (ma che, ahimè, non lo riconobbe), denunciò come abuso la cosa e pubblicò (anzi, fatto pubblicare, visto che è l’antisocial per antonomasia) la foto del malcapitato tutore dell’ordine. L’episodio ha anche dato vita a una canzone non indispensabile, “Who Will Protect Us From The Police?”che comincia appunto con il suono di una sirena della polizia italiana.

Il povero malcapitato.


Al compimento dei suoi 60 anni (Sixty, clumsy and shy), è uscito il suo primo album di cover, "California son". Ovviamente tutte canzoni vecchie ma sconosciute ai più.




Il 20 marzo 2020, in piena emergenza Coronavirus, esce “I’m not a Dog on a Chain” di cui vi parlerò appena lo avrò ascoltato ben bene. 


Siamo dunque arrivati ai giorni nostri e si chiude qui questa serie di post. Chissà cosa riserverà il futuro al nostro eroe? 

Tutte le foto sono prese dal web.


Per chi volesse approfondire la conoscenza dei testi di Morrissey, vi consiglio questo sito:  www.morrisseyitalia.com
Il suo sito ufficiale: http://true-to-you.net

P.S. Mi scuso per eventuali e probabili errori nella traduzione dei testi: purtroppo per le canzoni della carriera solista di Morrissey esistono pochi siti con traduzioni decenti in italiano e ho dovuto arrangiarmi da sola e con parecchia fantasia Ho da dire in mia discolpa che a scuola ho studiato francese... Se qualcuno nota errori e ha correzioni da proporre, mi fa un grosso piacere.

P.P.S. Per questa serie di post sono (ancora) fortemente debitrice agli autori di questi due libri... 

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